Traversata alla vela pura (senza motore)
Salone Nautico di Genova, a nostro avviso un passo falso!
October 04, 2008
Certo tutti noi gente di mare credo dovremmo avere molta più considerazione per tutto ciò che il Salone della Natica di Genova ha rappresentato in questi anni nel favorire la diffussione della nautica e della vela nel nostro paese,ma questo non può di certo evitare o non farci vedere quello che accade prorio in questi gorni alla vigilia dell’apertura della 48ma edizione e questa notizia non fa che confermare questa tendenza.
se ti interessa leggere tutto vieni sul my blog http://viverexmare.blogspot.com/2008/10/salone-nautico-di-genova-nostro-avviso.html
Partecipazione Velisti Italiani alla Mini-Transat 2009
October 04, 2008
Una notizia velica oceanica se il primo Ottobre ti trovi a passare a Milano un appuntamento interessante per gli amanti della vela oceanica, potrebbe essere a mio avviso senz’ altro una capatina alla Libreria Mursia di Milano.il 1 ottobre alle ore 19,00 ospita/incontro con i velisti italiani che parteciperanno alla “Mini Transat 2009” la regata atlantica in solitario che si corre ogni due anni su imbarcazioni di 6,5 metri. Gli skipper italian saranno:Andrea Caracci Luca Del Zozzo Simone Gesi Daniela Kein Gaetano Mura Giancarlo Pedote Ingo Ravazzolo Luca Tosi Luca Zoccoli Parte dalla Bretagna dal Porto di La Rochelle ed arrivo a Salvador de Bahia in Brasile con un unico scalo previsto.Coordina l’incontro Gianluca Pasini, redattore de «La Gazzetta dello Sport». Sarà presente Gianluca Pantuso, presidente della Classe Mini Italia.
http://www.pipposail.com/2008/09/partecipazione-velisti-italiani-alla.html
Navigazione a vela di notte in mari lontani e non sicuri,reti derivanti in Venezuela.
October 08, 2008
Ciao a tutti questo post vuole essere oltre che un racconto di una esperienza di navigazione da me vissuta, un vero avviso di un altro possibile pericolo da tener presente se ci si trovasse a navigare un giorno da quelle parti.Tra il Venezuela e le loro adiacenti isole, LosRochas, Margarita, Tortuga a Puerto la Cruz di un costante pericolo che esiste e non credo che nessuno abbia o possa risolvere o regolamentare, anche e soprattutto considerando in quale situazione di instabilità politica è rimasto da allora il Venezuela.Davanti le loro coste, oltre ad esserci una tra le lagune da barriere corallina per chi non lo sapesse tra le più belle al mondo! Per raggiungerle nell ‘arcipelago di isole di Los Rochas vi è in agguato un pericolo per una barca a vela ancor di più che per una barca solo a motore che ha sicuramente più probabilità di passarci sopra, e non rimanerci impigliato di quanto invece molto probabilmente vi accadrà passandoci sopra con deriva e timone profondi di una barca a vela.Per chi non lo avesse capito sto parlando delle così dette Reti Derivanti in quanto sono praticamente lasciate come se fossero un vero sbarramento che parte da meno di un metro sotto’acqua per quanto sarà poi profonda e lunga la rete stessa. Certamente voi penserete che più o meno queste reti sono sempre esistite e state usate in ogni angolo del mondo senza aver poi mai determinato un grosso pericolo pe le barche in navigazione .E di fatti non lo sarebbe neanche oggi se fossero però usate come fortunatamente accade nella maggior parte dei casi nel mondo e cioè a garantire e salvaguardare prima di ogni altra cosa la la sicurezza della navigazione,in Mediterraneo ad esempio soprattutto in prossimità delle isole Baleari tutti sanno che ce ne sono in grossa quantità, e che passando in prossimità dove ne hanno calate sicuramente ci si trova a ricevere avvisi radio per vhf, o anche visivi, ma comunque in prossimità di queste reti derivanti troverete sempre chi le sorveglia e che soprattutto avvisa e sta attento appunto al traffico che transita nelle sue vicinanze.Così funziona, ad esempio anche dalle mie parti nel canale di Sicilia, dove ancora esistono ancora delle Tonnare che altro non sono che anche loro delle reti derivanti, nelle loro prossimità vi troverete sempre una barca detta del Rais che vigila 24 h al giorno la rete. Non è mai lasciata incustodita oltre che diramata per radio la posizione a tutti gli avvisi ai naviganti sul vhf .Bene posso assicurarvi e due speciali e comprensivi al massimo Farmacisti (marito e moglie che erano appena salpati con me per una vacanza di 12 gg a los Rochas), purtroppo potrebbero testimoniare essermi trovato una notte a dover superare per salvare barca e tutto!!!In Venezuela vi era appena stato il colpo di stato, e con enormi difficoltà ero riuscito con una giornata di ritardo (di cui ancora devo ringraziare la disponibilità a capire di questa coppia) ad andarli a prendere ugualmente a P.La Cruz dove imbarcavo per via dell’aeroporto vicino. Visto che comunque avevano già perso un giorno e mezzo di vacanza appena rimediato carburante e cambusa salpai anche se in navigazione notturna per los Rochas tratta che tra l’altro ormai facevo molto spesso. Il tempo relativamente buono nel senso che in quel tratto di mare vento, onda e corrente sono cose che non mancano mai e di notte soprattutto magari perche in barca il primo giorno, procedevo con loro dentro alle prese con il mal di mare, ed io al mio posto a controllare rotta autopilota e traffico.Procedevamo con corrente 1,5 nodi a favore, 20 anche 30 nodi di vento al lasco per la risultante che la navigazione era velocissima e si procede al gps quindi anche con la componente corrente a 7-9 nodi, ecco ed è proprio a questa velocità che dovete immaginare che fininno dentro una di queste reti con la risultante di ritrovarci nella peggiore delle situazione! praticamente di notte in alto mare, mosso agganciati e quindi anche a seguirne e riceverne tutti i contraccolpi dal salire e scenderà da onde anche alte qualche metro, con le vele che prendono vento e sbatacchiano da tutte le parti.La prima cosa che feci avendo gente a bordo fu di lanciare un sicuritè alla radio vhf dove diedi posizione e accadimenti alla Guardia Coste Venezuelana che mi lasciava con un perentorio"non te preoccupe co una dos oras max stamo para ia",bene capirete che la situazione attaccati in alto mare a far su e giù sulle onde alte agganganciati al timone/elica non era una situazione che potevo pensare che la barca avesse sopportato a lungo.. senza come minimo da un momento all’altro perdere almeno la pala del timoneanche se le botte ed i grossi contraccolpi che sentivo riceveva l’asse elica non mi facevanodel tutto scartare anche una possibile via d’acque e relativo affondamente capii subito che aspettare la guardia cost non significava solo perdere la barca ma bensì mettere a repentaglio anche la vita della gente a bordo ed allora mi decisi a fare la cosa forse più sconsigliata , ma visto che lasciatemi dire che forse non sono nuovo a questo tipo di situazioni e posso anche ritenermi uno specialista nel poter risolvere queste situazioni (nasco come aereosoccorritore dell’areounautica militare, gruppo di cui posso essere davvero riconoscente averne fatto parte ma soprattutto essermi iniziato a formare imparando come prima cosa a gestire l’emergenza) quindi ragionando, mi assicurai alla barca, diedi la lampada al dottore dicendogli di non preoccuparsi e farmi solo luce, e con un coltello mi buttai in acqua e taglia il cavo portante dando modo a tutta la rete poi di strapparsi.Tutto si è fortunatamente risolto e riuscimmo molto rallentati (dal portarmi al rimorchio alcuni metri di rete) a virare a ridosso una volta raggiunta la baia delgata sull’ isola di Tortuga.Dove in acqua piatta e aver fatto una ricca colazione e cercare di tranquillizzare gli ospiti che avevo a bordo dell’accaduto, feci il bagno e andai a tagliare tutto il resto della rete rimasto impigliato,Oggi più di allora mi rendo conto quanto furono comprensivi e buona gente la coppia di farmacisti, che purtroppo però ammetto e me ne dispiacio che una volta finita poi la loro vacanza non ho mai più sentito, e quindi colgo l’occasione se mai leggessero questo post, di rifargli le mie più sincere scuse per l’esperienza traumatica che vissero quella notte.Altra considerazione utile e che anche questa volta a salvare la situazione in realtà fu Eldoran al di la del mio gesto che chiunque alla fine avrebbe fatto, e che liberò la barca.Fu ancora una volta la grande marinità intrinsega di questa barca (ELDORAN) – Alpa-38 – Sloop che le permetteva comunque di cavarsi da sola dagli impicci. Provate a pensare se Eldoran fosse stata anzi che una barca a chiglia, bulbo e timone integrato dentro uno skeg, fosse stata una qualsiasi barca moderna con chiglia e timone appesi senza nessuno skeg di raccordo e a protezione? Bene nella migliore delle ipotesi per non buttarla in tragedia avrei perso la pala del timone.Quindi a conclusione di questo post per dirvi che per mare nulla è mai scontato e di fatto poi ho saputo che anche altri miei amici e naviganti del luogo tutti sapevano della pesca con le reti derivanti clandetina e di frodo che veniva e penso ancora oggi viene fatta senza salvaguardare minimamente la sicurezza e salvaguardia alla navigazione.Quindi segnatevi quest’altra cosa e se mai conterete di navigre da quelle parti, tenete a mente tutto ciò e comunque in linea di massima è stato detto e di dare alla barca con cui si intenderà partire sicuramente la precedenza alla solidità e sicurezza che parte già dal tipo di materiali, progettazione e costruzione della barcaCiao alla prossima/)pipposail
Una barca a chiglia lunga e timone integrato molto famosa è il Pen Duik di Éric Tabarly.
October 08, 2008
Questa è l ‘immagine in scala di un modellino del famoso veliero Pen Duik di Éric Tabarly, ed è lunico modo per far vedere al di la di un disegno che evidentemente non ho cosa si intende per chiglia lunga con il timone integrato.Ecco possiamo dire che questa sia anche la barca che meglio ha espresso e rappresenato questa filosofia di progettazione e costruzione di scafi disloganti particolarmente indicati alla navigazione d’alto mare e con ogni tempo.Questo per rispondere a chi mi diceva che non ci sono mai state barche di questo tipo ( a chiglia lunga) famose e di successo.Alla sua memoria è dedicata la Cité de la Voile che sorge sul litorale della città francese di Lorient, un centro polifunzionale avveniristico dedicato alla nautica e all’avventura del mare.
Il Nostro blog " ANDARE a VIVERE x MARE" Trova ragione d'Essere nel...:
November 11, 2008
Questo blog vuole essere una libera risorsa di comunicazione e condivisione delleinformazioni e del sapere sul come seriamente si possa intraprendere nella realtàdi scegliere uno stile di vita alternativo che ci porterà a vivere su di una barca a vela ai Caraibi,e di tutto ciò che riguardano le capacità e competenze necessarie a poterlo fare davvero,soprattutto il mio blog trova ragione d’essere nel poter SMENTIRE molte cose che in questo ambito sono date per scontato, i luoghi comuni che creano in tutti delle radicate e sbagliate convinzioni!
continua …. http://viverexmare.blogspot.com
Il''mito''del Giramondo del navigatore non come fuga dalla realtà! ma un ritorno ad una realtà primordiale, dove potersi ritrovare.
November 11, 2008
Il Giramondo vive il ’’mito’’ del suo viaggio, non come fuga dalla realtà,ma invece come un ritorno ad una realtà primordiale, nella quale l’Uomo possa ritrovare la sua natura e se stesso.Un concetto che ho ritrovato in un bell’articolo di Robert Pirsig, filosofo e viaggiatore americano:“Quando si vive giorno dopo giorno sulla superficie dell’ oceano,e lo si vede a volte terribile e pericoloso,a volte tranquillo e lento, ma sempre,ogni giorno ed ogni settimana,infinito in ogni direzione, lentamente allora si farà largouna certa conoscenza di sé;riflessa sulle onde; forse, sorta dalle onde.Se comprendi questo: che tu sia annoiato o eccitato, depresso o euforico, vittorioso o sfortunato,addirittura vivo o morto, tutto ciò non ha assolutamente nessuna conseguenza.Il mare continua a raccontartelo ad ogni passaggio di ogni onda.E quando accetti questa conoscenza di te,e non la contesti, e vai avanti comunque,ecco che arriva una vera pienezza di virtù e di autocoscienza.E spesso, al suo arrivo la si riceve e accompagna con una gustosa risata”Il viaggio , il giramondo e la barca sono parti di un tutto.by /)pipposail
La Barca a vela da Giramondo senza compromessi!
November 20, 2008
Credo che nella possibilità di poter scegliere senza limiti e compromessi di nessun tipo, (cosa che capisco assai difficile ma poniamo il caso possa essere possibile) il materiale; con cui costruirei la barca è una scelta molto difficile perchè come potete facilmente intuireche i fattori che entrano in gioco a poter condizionare la scelta possono essere davvero numerosi e di diversa natura anche e soprattutto personali.A tal punto che poi nella realtà vedremo che non tutti quelli che apprezzano e sceglierebbero l’alluminio poi nella realtà riescono ha raggiungere di realizzarsi davvero una barca in alluminio che risulta essere oltre tutto, di suo già un 45 % più caro di tutti gli altri materiali. Ma resta il fatto che se devo o mi si chiedesse di fare delle scelte ipotetiche del tipo tieni lassegno in bianco vai tempo una settimana a comprarti una la tua barca gia bella e fatta pronta a partire e ad andarci ad abitare a bordo la mia scelta attuale cadrebbe sicuramente (al di la di un catamarano e che trattasi di un tutt’altro pianeta) sugli OVNI barche da giramondo a mio avviso senza compromessi.L’alluminio è comunque nella realtà la scelta più gettonata dai francesi che sicuramente non gli si può negare una l’oro più che lungha e consolidata tradizione nel fare i Giramondo a bordo di piccoli Velieri prima in ferro ed oggi sempre di più in alluminio. E che quindi oggi detengono loro sicuramente una lungha esperienza e tradizione nel costruire le migliori barche in metallo acciao o alluminio adatte a questo scopo pensate che qui si fece costruire la mitica barca Joshua, Bernard Motessier.Ma come del resto allo stesso modo come se dovessi farmi invece una barca di qualità superiore e di super lusso mi rivolgerei sicuramente ad esempio ai cantieri Perini di Viareggio (ITA), e non certo ai cantieri Meta di di Lyon (FR) dove attualmente costruiscono le migliori barche in alluminio. Chi sceglie una barca in alluminio sa di poter contare sulla maggiore resistenza all’impatto:l’alluminio s’ammacca, mentre la vetroresina, e in particolare quella a sandwich, si fessura. E capirete che per il giramondo che per mare andra a viverci e la barca diventerà automaticamente anche la sua casa, la sua vita, limitare il rischio di una falla è la principale motivazione per cui i velisti giramondo preferiscono questo materiale. Certamente ha anche i suoi difetti tipo come ho solo accennato i costi che saranno maggiori rispetto a quello della vetroresina, per via di non poter fruire delle economie di scala di una produzione in serie realizzata su stampo. Per limitare questo e ridurre i costi alcuni cantieri come Alubat (costruttore degli Ovni) hanno adottato la tecnica della costruzione a spigolo, evitando la stondatura delle lamiere e la difficoltà di realizzare un efficace isolamento termo-acustico, nonché i rischi di corrosione galvanica.Se il primo limite resta, gli altri due sono stati in buona parte superati. Rimane il fatto che la vetroresina resterà la regina dei materiali di costruzione ancora a lungo, non fosse altro per la sua ridotta manutenzione e i suoi costi di acquisto e di gestione ancora ineguagliabili. Ma ripeto personalmente se poi mi si chiedesse di fare la scelta del tipo ecco i soldi quale barca compri?Credo e ripeto che la barca che oggi a mio avviso più si avvicina alle esigenze e bisogni di chi per mare sceglie di andarci ad abitare si possa considerare la barca ideale a fare il Giramondo questa. Ed io sceglierei di sicuro questo tipo di barca.Soluzione vedi la deriva il timone! E l’enorme robustezza entrinsega bisogna anche aggiungere che a farla diventare davvero la barca per andare in giro molto agevolmente sia nei trasferimenti oceanici, e soprattutto ad andare a navigare all’interno delle pass e barriere coralline con la possibilita di arenarsi spiaggiarsi cosa davvero da non sottovalutare, soprattutto in mari o latitudine investite annualmente dalla stagione cilclonica.e
Un' Altra bella impresa velica da poter seguire online?
November 23, 2008
Se ti piace seguire questo tipo di corse regate in solitario attorno al mondo senza scalo, non a caso credo in contemporanea in questi giorni alla partenza della Vendèe Gloobe, è partita un’altra bella impresa velica, che gli appassionati saranno lieti di seguire, ma questa volta è una corsa contro oltre tutti gli elementi già citati, anche in questo caso contro il tempo infatti sarà un precedente record che dovrà essere battuto, in tempo reale puoi seguire il tutto online qui http://www.sodebo-voile.com/accueil.html, a seguire il video che presenta l’impresa. <object width=“425” height=“344”><param name=“movie” value=“http://www.youtube.com/v/9IbHUCgC6Uw&color1=0xb1b1b1&color2=0xcfcfcf&fs=1”><param name=“allowFullScreen” value=“true”><embed src=“http://www.youtube.com/v/9IbHUCgC6Uw&color1=0xb1b1b1&color2=0xcfcfcf&fs=1” type=“application/x-shockwave-flash” allowfullscreen=“true” width=“425” height=“344”></embed></object>
Francis Chichester la storia del suo giro del mondo con il “Gypsy Moth IV”
November 26, 2008
Dopo aver circunnavigato il mondo in solitario Il 28 maggio 1967 si concludevadopo 9 mesi di completa solitudine una memorabile impresa da recordche entrerà di buon diritto nella storia della vela e non solo. Già dalle prime ore del mattino si incominciarono sui moli del porto di Plymouth ad accalcareun pubblico fatto di migliaia di appassionati che non si erano mai visti prima per per questo genere di imprese o accadimenti, e che lo vollero riceve e acclamarlo. Ed il 65enne Francis Chichester entrò con il suo yacht “Gypsy Moth IV” nel porto di Plymouthdove fù accolto con un ‘entusiasmo forse anche inaspettato. Al suo rientro al porto di Plymouth Il navigatore, scrittore inglese,aveva fatto 29.630 miglia battendo diversi record.Oltre al fatto già non trascurabile che Francis Chichesterche quando compi quest’avventura aveva 65 annie che ha circumnavigato il mondo non scordiamo passando per i Capi di Buona Speranza e il Capo Horn e quindi alle basse latitudini dei 40 urlanti e 50 ruggenti,Non solo è riusci’a fare il giro del mondo in una piccola barca a vela (16,5 m) ma anche nei tempi più brevi mai realizzati,ed anche pasando per il tragitto più lungo senza soste per le prime (15.500 miglia marine).Il tutto ebbe inizio il 27 agosto 1966, già con una partenza non certo che prometteva beneinfatti prima della partenza il velista subisce un incidente e si ferisce a una gamba,in modo tanto grave da poter a malapena camminare.Inoltre, sente che la barca a qualcosa che non va e qualche cosa ancora da modificare nell’armamento.La barca che si è costruito con le sue mani per il viaggio pesa (11,5 t), e gli risultò essere molto poco maneggevole. Già subito dopo aver salpato da Plymouth, Chichester viene colpito dal mal di mare e,aggravato e reso ancora più dal verificarsi difetto nel sistema di autogoverno o pilota automatico.La rotta attraverso l’Atlantico porta il navigatore lungo la costa occidentale della Spagna e dell’Africa fino al Capo di Buona Speranza. Dopo averlo circumnavigato, Chichester prosegue verso est, diretto in Australia.Il primo porto in cui prevede di far sosta è quello di Sydney.Tuttavia, dopo aver oltrepassato il Capo di Buona Speranza, incontra tempeste e piogge violente. Tratto dal suo libro di bordo Chichester scrive: «Entravano molto vento e molta acqua proveniente sia dal mare sia dalla pioggia violenta.Dovevo tenermi sempre ben saldo, perché la barca rollava e le onde si infrangevano sul ponte.Dopo aver ammainato le vele, mi sono sentito male e sono sceso in cabina per sdraiarmi e cercare di dormire.È stato inutile.Mi ero appena tolto la cerata, quando la “Gypsy Moth” ha cominciato a inclinarsi…». Tuttavia, supera la tempesta, e l’11 settembre il navigatore inglese raggiunge la fascia dei tropici.I pesci volanti che a volte si abbattono sul ponte costituiscono una gradevole variante alla sua dieta.In questa sua solitudine Chichester fu spesso profondamente depresso, ma comunque sempre riuscendo a non perdersi mai completamente d’animo.Il 12 dicembre 1966, dopo 107 giorni di mare e solitudine, arrivò finalmente Sydney.Organizzo subito una conferenza stampa,dove si rivelò essere ed avere radicata dentro quella tempera e filosofia che solo i marinai di una volta a mio avviso possedevano.Gli venne infatti fatta la fatitica domanda da un giornalista quando si fosse sentito, in tutto il viaggio fin li, più a terra e depresso?e Chichester risponde senza esitare:«Quando è finito il gin».Ma anche se in realtà a quel punto, Chichester ha già perso più di 15 chili di peso ed è in cattive condizioni fisiche, ma non vole neanche sentir parlare di interrompere il viaggio.Il 29 gennaio 1967, affronta il tratto da Sydney a Plymouth, che lo porta ad attraversare Capo Horn e le isole Falkland.Dopo meno di 100 miglia marine, la sua imbarcazione viene travolta da uno dei temutissimi cicloni che spazzano il Mar di Tasmania, ma riesce a resistere.Nonostante il mal di mare che lo assale spesso durante le frequenti tempeste, dopo nove mesi di navigazione raggiunge Plymouth.Appena in tempo: dopo pochi giorni dal suo arrivo, viene ricoverato d’urgenza per un’ulcera intestinale.La Regina Elisabetta II lo fregierà con una delle massime onoreficenze il 7 luglio successivo.Altre notizie, per saperne di più ed approfondire ulteriomente puoi trovarle quì!alla prossimaby- /)pipposail
E' partita la Vende Globe giro del mondo in solitario senza scalo, è stata anche indicata come essere l'Everest della vela
December 13, 2008
Il mondo delle regate come avrete capito non è sicuramente l’aspetto che più mi attrae del mondo velico nautico in generale.Le uniche regate che fanno eccezzione, che mi creano inevitabilmente e ugualmente molta curiosità e molta ammirazione sono le tre quattro regate che si corrono in solitario su percorsi Oceanici.O addirittura come per la Vende Globe attorno tutto il Mondo e addirittura appunto anche in solitario su barche davvero al limite delle prestazioni.Ed è su questi presupposti che è partita ieri da Les Sables d’Olonne è partita la regata che è già stata in passato battezzata essere l’Everest della Vela.La Vendée Globe è una regata che si corre in solitario, senza scalo intorno al mondo passando per i sui tre capi più temuti e meno navigabili al mondo, ed è noto che all’arrivo arriveranno non più di metà delle imbarcazioni taglierà il traguardo dei 45 mila km. Perché per il Vendée Globe, giro del mondo a vela in solitario e senza scali, 6ª edizione, si salpa oggi da Les Sables d’Olonne, golfo di Biscaglia,senza sapere quando, e se, si torna, I suoi skipper indicano come a bordo con loro esserci costantemente una «Passeggera clandestina chiamano paura», i capitani coraggiosi (17 francesi, 7 inglesi tra cui due donne, Dee Caffari e Samantha Davies, 2 svizzeri, uno spagnolo, un austriaco, un canadese e un americano)che hanno sceltoquesto viaggio dentro se stessi prima di ogni altra cosa, in un viaggio lungo 45 mila chilometri, la prova estrema della grande vela oceanica, tre mesi al timone parlando con la barca per non impazzire.Leggevo che statistiche alla mano la metà della flotta, trenta barche, non concluderà la regata.Saranno passaggi obbligati i Quaranta ruggenti e i Cinquanta urlanti così sono state definite dalla letteratura che a descritto queste latitudini da navigare,tanto è la durezza oltre che tecnica anche psicologica di questa corsa regata.In questa edizione l’organizzazione dichiara aver messo ancora più presenza e cura nell’assistenza psicologica ai navigatori solitari che verranno in questa edizione maggiormente seguiti,e potenziata dando ancora maggiore importanza all’assistenza spicologica dei navigatori. Che avranno un contatto quotidianamente con una squadra di psicologi che assisterà i concorrenti da terra via radio in modo molto specifico.Anche se poi per chi avesse seguito le passate edizioni si ricorderà ad esempio che gli sforzi degli psicologi niente poterono fare,nel 2001, per risollevare lo stato di debilitazione psicologica in cui era caduta la giovane Ellen Mac Arthur,che l’Inghilterra adottò dopo averla sentita singhiozzare in diretta sulla Bbc di volersi ritirare e neanche gli psicologi avrebbero dato frutti se non e che solo i genitori, in collegamento dalla casa nel Derbyshire, riuscirono a dissuadere dal ritiro.Sempre per rendere l’idea di quanto si possa preventivare dura questa regata, ad esempio bisogna per partecipare anche sottoporsi ad un corso di sopravvivenza pre-regata è obbligatorio.Anche se non obbligatoria ma risulta essere caldamente consigliata l’assicurazione sulla vita, ed effettivamente i partecipanti non si può certo dire che possano partire senza sapere per filo e segno a cosa possono andare in contro.E che il rischio è dietro ogni onda. Spolverando la memoria alle edizioni passate nel’1996 Pete Goss trasse in salvò il rivale Raphaël Dinelli,alla deriva sul gommone di salvataggio nel terribile Oceano Indiano, e in quell’edizione maledetta il canadese Gerry Roufs sparì nel nulla, inghiottito dal Pacifico del Sud, sei mesi dopo i resti della sua barca furono trovati sulle coste del Cile.Bertrand de Broc, infortunato, si ricucì la lingua seguendo le istruzioni del dottore alla rambo. Lo squadrone francese che vivrà l’evento con la passione di un Mondiale di calcio,l’uomo che sussurra alle vele e che punta ad abbassare il record: mettersi il mare in tasca in meno di 80 giorni (il primato, che gli appartiene dal 2005, è di 87 giorni, 10 ore, 47’55’’), alla faccia del buon senso e della fantasia di Jules Verne.La sfida è tecnica, fisica e psicologica. L’assenza di scali ne aumenta il coefficiente di difficoltà: se l’affidabilità dello scafo è già un’incognita, la solidità mentale dei solitari neiQuaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti, navigando tra il 40˚ e il 50˚ parallelo dell’Emisfero Sud e doppiando i tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin, Horn), sarà la variabile sulla quale costruire un’avventura indimenticabile o un viaggio senza ritorno.«Laggiù non c’è sole, il mare è grigio, fa freddo, il vento soffia a 60 kmall’ora e le onde possono raggiungere otto metri d’altezza – ricorda Isabelle Autissier, leggenda francese di una vela che non esiste più ma che conserva ottima memoria -. Laggiù ti senti lontanissimo dal resto del genere umano. Il Vendée è come guardare in faccia un fantasma per cento giorni. L’equilibrio è fondamentale».Loïck Peyron, il più giovane della dinastia di fratelli velisti, non si terrà tutto dentro:«Il terzo giorno di regata comincio a confidarmi con il mio scafo e non mi fermo più». Dee Caffari studierà il francese: «Al mio ritorno desidero parlarlo perfettamente». C’è chi ha imbarcato, in una cambusa prevalentemente di cibi liofilizzati per non appesantire troppo la barca, orsetti di peluche, foto dei figli, sciroppo di menta per mascherare il gusto dell’acqua desalinizzata, resistenze elettriche da usare tra gli iceberg, l’iPod, la Bibbia.Ma sta di fatto che ogni volta che parte questa regata, non riesco di fare a meno di seguirla anche se non avremo in questa edizione il nostro mitico Giovanni Soldini, forse a testimonianza proprio del fatto che difficilmente credo si possa poi avere tutta questa vocazione ad andare a navigare certe latitudini più di una volte nella stessa vita.Come Soldini ha già navigate è più facile che si tenga strettoa questa fortuna di poterlo raccontare e si guardi bene dal riandarci, ma questa è solo una mia idea esteporanea..
